A Chicago il texano, imbattuto e appena 24enne, vince ai punti dopo una notte di knockdown, atterramenti non visti e colpi pesanti. Dal dramma dell’infanzia senza casa al tetto del mondo, con il padre all’angolo.
La categoria dei pesi leggeri ha un nuovo, giovanissimo campione. Sabato sera, sul ring della Wintrust Arena di Chicago, Floyd Schofield III ha conquistato la cintura WBA delle 135 libbre battendo il canadese Lucas Bahdi per decisione unanime al termine di dodici riprese intense e spesso caotiche. I cartellini dei giudici: 116-110, 119-108 e 115-111.
Con questo successo Schofield, 24 anni e un record che sale a 20-0, entra nel club dei nuovi re dei leggeri accanto ad Abdullah Mason e al compagno di scuderia della Golden Boy Promotions William Zepeda.
Un titolo rimasto in sospeso per oltre un anno
Per entrambi i pugili è stato un ritorno sul ring dopo più di dodici mesi di inattività. Schofield e Bahdi avevano atteso gli sviluppi legati alla revoca della cintura WBA a Gervonta “Tank” Davis, coinvolto in un procedimento penale per violenza domestica. Una lunga sosta che, alla prova dei fatti, non ha tolto intensità a nessuno dei due.
Partenza a tutta velocità e il primo knockdown
Schofield, originario di Austin, in Texas, è partito forte, mettendo subito in mostra quella velocità di mani che nel giugno 2025 gli aveva permesso di chiudere al primo round l’ex campione dei superpiuma Tevin Farmer. Bahdi, 32 anni, ha scelto un approccio più ragionato, piazzando qualche colpo pesante nei primi scambi che il texano ha comunque assorbito senza scomporsi.
La svolta è arrivata nel terzo round. Passato in guardia mancina e trovata la distanza giusta, Schofield ha colpito il canadese con una serie di destri potenti mentre questi arretrava. Poco dopo, un gancio sinistro ha raggiunto Bahdi proprio mentre caricava il destro: il canadese è finito goffamente sulle corde, unico sostegno a tenerlo su, e l’arbitro ha contato il knockdown. Nello stesso round Bahdi ha rivendicato un atterramento con un destro al corpo, ma il direttore di gara non è stato dello stesso avviso.
Bahdi non molla: colpi pesanti e atterramenti non segnalati
Dal quarto round in poi il match si è trasformato in una vera battaglia. Schofield ha messo a segno un sinistro devastante, ma Bahdi ha risposto con un sinistro che ha fatto barcollare il texano. Nel quinto il canadese ha continuato a cercare il colpo risolutivo, trovando però un avversario più solido del previsto.
Nella sesta ripresa un potente sinistro di Bahdi ha mostrato tutta la pericolosità del canadese e insieme la tenuta di Schofield; una successiva combinazione ha mandato il texano al tappeto, ma l’arbitro non ha sanzionato l’atterramento.
«Passare alla guardia mancina ha funzionato alla perfezione», ha raccontato Schofield dopo il match. «Lucas è un picchiatore potente, ha una grande forza. Mi sono sentito un po’ in imbarazzo, ma volevo rifarmi».
E si è rifatto: il texano ha reagito con altri colpi pesanti, l’occhio destro di Bahdi ha iniziato ad arrossarsi e il volume di lavoro di Schofield gli ha consegnato l’ottavo round.
Il nono e l’undicesimo round: il knockdown di Bahdi
Nel nono un destro di Bahdi alla testa ha fatto toccare il tappeto al ginocchio destro di Schofield, ma ancora una volta l’arbitro Benjamin Rodriguez non ha segnalato nulla. Il texano si è ripreso e nel decimo ha piazzato diversi destri, mentre prima dell’undicesima ripresa un medico ha dovuto esaminare il gonfiore all’occhio del canadese.
Proprio nell’undicesimo è arrivata la risposta di Bahdi: un destro alla testa, mentre poggiava il piede destro sul petto dell’avversario, ha prodotto un knockdown stavolta convalidato. Un atterramento imperfetto nella dinamica, ma che di fatto compensava quelli negati in precedenza.
Il dodicesimo round sotto gli ordini del padre
All’ultimo angolo il padre e allenatore è stato perentorio: boxare con intelligenza ed evitare a ogni costo un altro atterramento. Schofield ha eseguito alla lettera, muovendosi con fluidità per tutta la ripresa conclusiva, incassando un destro ma restando sulle punte fino al suono della campana finale.
Lo stesso Bahdi, ora 20-1, ha reso merito al vincitore: «Aveva i piedi veloci. Ogni volta che provavo a impostare e colpire, era già andato via. L’ho messo giù un paio di volte, ma è un tipo tosto, un guerriero».
Dalla strada alla cintura: la storia di padre e figlio
Dietro la vittoria c’è una storia che va oltre il ring. Schofield ha vissuto da senzatetto durante l’infanzia ed è stato il padre, oggi suo allenatore, a guidarlo fuori da quella situazione.
«Sembra quasi un sogno», ha detto il neo campione. «È quello a cui lavoro da quando avevo due anni: non ho mai giocato a calcio, né a football americano. Volevo fare pugilato. Mio padre ha un campione del mondo».
Commosso il padre: «Ha boxato, si è attenuto al piano. Onestamente, vado in camera a piangere. È stata dura, ma ce l’abbiamo fatta. Non siamo più senzatetto. Ho fatto il mio dovere di padre».
Cosa c’è nel futuro di Schofield: verso l’unificazione?
Oscar De La Hoya guarda già avanti. Il promoter della Golden Boy ha spiegato che, se la WBA non imporrà a Schofield la difesa obbligatoria contro l’ex campione dei superleggeri Jose “Rayo” Valenzuela, punterà a un incontro con il campione WBC William Zepeda o con il campione WBO Abdullah Mason. Sullo sfondo c’è anche il campione olimpico Andy Cruz, atteso a diventare campione IBF entro la fine dell’anno.
«Penso che abbia combattuto alla perfezione», ha detto De La Hoya. «Siamo entusiasti di unificare i titoli con chiunque».
I leggeri hanno una nuova generazione di campioni. E la corsa all’unificazione è appena cominciata.
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Mi chiamo Antimo Carriero, sono nato a Brindisi nel 1989. SEO Manager di professione e blogger sportivo per passione, ho lavorato per anni come cronista, articolista e conduttore radiofonico di programmi sportivi. Nel 2023 ho fondato Ultimo Round per raccontare il mondo della boxe, uno sport che amo profondamente. Ogni giorno porto sul sito notizie, interviste, risultati e storie dal ring, per chi condivide la mia passione per la noble art.
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